Il declino delle fortificazioni costiere, accompagna “giganti in cemento” spesso spiaggiati, invecchiati al vento e alla salsedine. Corrosi dalla natura e dal tempo, queste architetture, combattono non più contro un’artiglieria nemica, quanto in opposizione ai fenomeni naturali di questo paesaggio marino: riportano ancora le ferite di guerra mai sanate che ciclicamente vengono sommerse dalle maree che invano, provano a cancellarne il ricordo continuando ad infierire.
Un reportage fotografico di immagini inedite, il cui tema proposto narra il rapporto di coesistenza tra le architetture armate “cementate” per quasi ottant’anni col mare e l’oceano.
Dalle forme pulite, questi bunker appaiono nella loro essenza geometrica, non più architetture ma sculture contemporanee, resti grotteschi e romantici installati in luoghi minimali come spiagge infinite battute dal vento e dalle linee di fuga eterne, o ancorati su ripide scogliere, permettendo così di essere ritratti in scatti quasi astratti in cui risulta impossibile, emotivamente, restare indifferenti a quello che quelle costruzioni simboleggiavano e quello a cui hanno assistito.
Le immagini da noi realizzate tralasciano la vera natura di questi blocchi, nati a scopo militare, cercando di scansare la potenziale monotonia del cemento attraverso il ritmo cromatico prodotto grazie alle ombre, che ne compone una sinfonia senza tempo: avvolge grandi corpi in muratura che si ergono nel mezzo di paesaggi, mentre dove presenti, le pozze d’acqua, resti delle maree, creano incantesimi di riflessi, in cui gli echi di un tempo di guerra riverberano nello spazio frantumandone l’odierna pace.
Si restituisce così l’emozione della scoperta di un tesoro dormiente, in cui si è turbato il silenzio dei decenni, rivelando uno scenario che rimanda alla sensazione dell’esplorazione avventurosa nella natura, attraverso il buio di un “tristo conflitto” e la luce di una nuova quiete.
Il progetto si propone al momento come un unicum in Italia, sia per il taglio dato, ma soprattutto per il soggetto, piuttosto sconosciuto, se non ai cultori del tema. Si è sempre tendenzialmente puntato verso altri “fronti”, proponendo al pubblico le linee difensive storiche interne o confinanti con il nostro Paese come la Maginot, la Gotica e la Gustav, lasciando in disparte l’Atlantica, che seppur geograficamente più distante, ha avuto una valenza storica e strategica fondamentale.
Si fruirà quindi, di un percorso fotografico ricco di emozione, di storia, di vissuto, capace di stimolare la curiosità verso l’abbandono, la rovina, in un ambiente che sa essere estremo verso ciò che in principio vi era. Un viaggio che tocca gesta, geografia e arte, in un connubio di interesse plurimo.
© atlantikwall on tour
